
Il mese di agosto, con il suo carico alternato di caldo e freddo, sta per arrivare al termine. Sembra farlo apposta, ma spesso nei tempi di nostre vacanze in altre parti del mondo scattano allarmi e disastri che mettono in ginocchio milioni di persone. Quest'anno è stata la volta del Pakistan, ma anche della Cina, di alcune regioni dell'India e - per cause esattamente opposte, vale a dire il fuoco - della Russia continentale. Situazioni che ci interpellano, ma che dovrebbero diventare occasione non solo per un moto del cuore spinto dall'emozione quanto anche per una riflessione più profonda sul senso del nostro esistere e sulla necessità di essere sempre per gli altri, o meglio, gli uni per gli altri.
Eppure, negli stessi giorni, nella nostra città è riemersa la questione dei profughi, quelli che prima descrivevamo come "della ex San Paolo", poi "di via Asti" e adesso di "corso Chieri". Abbiamo scoperto che in giro per la città ve ne sono ancora altri che ci siamo dimenticati nelle penne dei cronisti, nei progetti degli amministratori e, forse, negli occhi dei volontari.