Pensiero Diretto(re)

Pierluigi Dovis, Direttore di Caritas Torino

Il mese di agosto, con il suo carico alternato di caldo e freddo, sta per arrivare al termine. Sembra farlo apposta, ma spesso nei tempi di nostre vacanze in altre parti del mondo scattano allarmi e disastri che mettono in ginocchio milioni di persone. Quest'anno è stata la volta del Pakistan, ma anche della Cina, di alcune regioni dell'India e - per cause esattamente opposte, vale a dire il fuoco - della Russia continentale. Situazioni che ci interpellano, ma che dovrebbero diventare occasione non solo per un moto del cuore spinto dall'emozione quanto anche per una riflessione più profonda sul senso del nostro esistere e sulla necessità di essere sempre per gli altri, o meglio, gli uni per gli altri.

Eppure, negli stessi giorni, nella nostra città è riemersa la questione dei profughi, quelli che prima descrivevamo come "della ex San Paolo", poi "di via Asti" e adesso di "corso Chieri". Abbiamo scoperto che in giro per la città ve ne sono ancora altri che ci siamo dimenticati nelle penne dei cronisti, nei progetti degli amministratori e, forse, negli occhi dei volontari. Nella vicinissima Francia è scattata l'operazione di pulizia pubblica che sta semplicemente trasportando in un altro paese - la Romania non è di fatto il paese di origine di un popolo che ha caratteristiche sue proprie - alcune centinaia di Rom. E, se le previsioni si avvereranno, il Piemonte potrebbe diventare una Francia surrogata. Forse una occasione per lasciarsi guidare dallo Spirito e porre maggiore attenzione a fare discernimento, noi per primi, su queste questioni che sono ormai strutturali alla società e alla Chiesa.

Intanto i grandi analisti internazionali e gli economisti di grido stanno confrontandosi sulla questione della crisi che, a quanto pare, è ancora tra noi. In molti guardano al futuro con occhi sereni. La ricetta è generalmente la solita: stimolare l'economia, aumentare la spesa pubblica, immettere più denaro nel sistema. Insomma, questi esperti ritengono che la crisi non sia evento divenuto strutturale, ma solo fatto destinato a terminare. Altri, invece, hanno addirittura coniato un nuovo termine economico: new normal. Si tratta di una nuova forma di normalità che nascerà dalla crisi, di fatto al ribasso. Così l'economia globale sarà diversa da quella che abbiamo vissuto fin'ora e dovrà rimodulare le strategie e le aspettative. Cosa molto vicina al discorso di nuovi stili di vita che da tempo la Chiesa sta offrendo al mondo. La povera gente sta facendo, mi pare, soprattutto l'esperienza di questa seconda visione, pur non abbandonando la speranza che la prima possa realizzarsi. Come sempre, è assai probabile che usciremo dalla crisi diversi da come ci siamo entrati, ma ne usciremo.

Dentro a tanti elementi che, forse, ci sono passati accanto in modo inconscio nei pochi giorni di ferie che ci siamo potuti concedere, si inserisce alla fine di agosto un ricordo importante, specie per chi si dedica con intensità a vivere e testimoniare la carità. Il 26 agosto di cento anni fa, infatti, nasceva a Skopje Agnes Gonxha Bojaxhiu. Un nome che ci direbbe nulla se non fosse accompagnato da quello assunto dopo la professione religiosa: Teresa. Una madre per i poveri di Calcutta, un gigante della carità. Per stare dentro al quadro che questo mese ci ha costruito intorno, potrebbe essere utile far fruttare cinque grani di riso che la Madre offrì al giornalista Igor Man. Diceva a lui e dice oggi a noi: «1. Il frutto del silenzio è la preghiera. 2. Il frutto della preghiera è la fede. 3. Il frutto della fede è l'amore. 4. Il frutto dell'amore è il servizio. 5. Il frutto del servizio è la pace».  Mentre cerchiamo di trovare qualche soluzione a problemi così imponenti che ci circondano, in modo che non si creino contrapposizioni inutili e sterili ma crescita autentica in tutti, mentre denunciamo le storture di una storia troppo avvolta di egoismo, mentre cerchiamo di guardare realisticamente al futuro, mentre assistiamo - forse impotenti - al teatrino di chi dovrebbe costruire il bene comune e non fermarsi a "bisticciare" su questioni che hanno il sapore di altro interesse, Madre Teresa ci indica una strada ben definita e altamente profetica: essere amici del silenzio per incontrare gli altri in Dio.

Buona ripresa delle attività.